Newsletter
Lingua


Nome:

E-mail:

Vuoi ricevere messaggi html?
Iscrivere Disiscrivere
Diritti dietro le sbarre
Diritti per tutti. Questo lo slogan della XIV edizione dei Mondiali Antirazzisti, e questo slogan ogni giorno verrà declinata con una particolare desinenza.

Il carcere è il luogo dove viene negato il diritto più importante, quello alla libertà, per aver in qualche modo violato le regole di una comunità e del vivere comune. Affinché esso non sia però una punizione fine a sé stessa, deve essere in grado allo stesso tempo di tutelare un altro diritto: quello all’educazione e al reinserimento all’interno di una società.

L’Uisp crede da sempre in questo, e ha scelto di utilizzare l’attività sportiva e motoria come strumento per perseguire questo fine, come dimostrano le attività nelle carceri svolte su tutto il territorio nazionale e come dimostra anche la scelta di adottare come immagine della campagna abbonamenti 2010 – 2011 un murale realizzato dai detenuti dell’istituto di pena di Rebibbia (Roma) per decorare il muro interno del braccio di massima sicurezza.
“Una scelta bella ed emblematica - dichiara Filippo Fossati, presidente dell’Uisp nazionale durante il dibattito ai Mondiali Antirazzisti Diritti dietro le sbarre: detenzione e sport – Ai ragazzi che hanno composto il murales abbiamo chiesto se avevano voglia di venir fuori, di far uscire la loro “realizzazione” fuori dalle mura del carcere e loro hanno risposto positivamente”.

Durante il dibattito, andato avanti per un paio d’ore in Piazza Antirazzista, l’avvocato Massimo Pleiadi ha sottolineato la difficoltà del rapporto tra attività nelle carceri e opinione pubblica: “E’ un argomento che difficilmente trova spazio sui media, e questo accresce l’isolamento della popolazione detenuta”. Questo argomento è stato ripreso da Massimo Bosso, assessore alle politiche sociali di Casalecchio di Reno che ha raccontato un progetto che ha messo in relazione l’isolamento dei detenuti con quello degli anziani, in servizi come ad esempio la spesa a domicilio o altre attività che diventano difficoltose per gli anziani non autosufficienti. Isolamento quindi, e condizioni di vita inaccettabili, a causa delle condizioni delle carceri italiane. “Questa problematica – afferma Giuseppe Di Pino, della Carta di Trieste – non può prescindere da uno svuotamento delle carceri, depenalizzando reati come immigrazione clandestina e consumo di droghe leggere. Ci sono dei casi che non possiamo permetterci di dimenticare, come quello di Stefano Cucchi o di Aldo Bianzino”.

“Mi sono occupato per 40 anni di minori – dichiara Franco Acinapura, ex dirigente Ufficio Centrale Giustizia Minorile - I servizi minorili della giustizia hanno tra le funzioni principali il controllo dei minori e la tutela dei diritti. Nel 1988 un nuovo codice di procedura penale per minorenni, prevedendo che gli interventi per i minori si sviluppassero sul territorio. In quel periodo abbiamo poi firmato un protocollo d’intesa tra Uisp e carcere e da quel momento è nata una sinergia continuativa e duratura nel tempo, di apertura d’intervento sul territorio, che ha portato a un’innovazione nella cultura carceraria, che era un po’ chiusa in sé stessa.
Rispetto a quando è partito il progetto sono cambiate molte cose: il ministero da sempre meno fondi… non riconoscimento da parte delle istituzioni dei detenuti come persone a cui far fare attività educative, sportive… La giustizia minorile era un fiore all’occhiello della giustizia italiana, mentre adesso viene trascurata. In questo modo il paese abbandona i minori in difficoltà venendo meno ad uno dei principali compiti dello stato. Specialmente per i minori che non hanno una casa o una famiglia di riferimento”.

“Non possiamo cambiare la vita o la storia dei ragazzi in tre mesi, però possiamo fare qualcosa per far cambiare direzione. – afferma Alfredo Ragaini, operatore del carcer minorile del Pratello - Per lavorare bene il carcere non deve essere separato dal territorio, la giustizia e le altre istituzioni lo devono vivere come un pezzo del contesto sociale cittadino. Solo così può diventare un luogo dove si fanno delle esperienze positive e di crescita per i ragazzi. Ci vuole personale qualificato su scuola, attività professionale e attività sportiva”.

“Da anni lavoriamo a i progetti carceri minorili e adulti racconta Francesco Costanzini, dell’Uisp di Bologna - e quest’anno abbiamo fatto una piccola esperienza al CIE… non era programmata, ma è stata molto positiva e speriamo di poterla continuare.
Noi proponiamo movimento ed attività sportive ai minori, riusciamo ad inserirci in questo contesto attraverso questo progetto. E’ importante confrontarsi ed entrare in rete con le altre associazioni, non vogliamo proporre ai ragazzi delle attività spot, proviamo a seminare qual cosina che porti ad uno stile di vita migliore. Attraverso lo sport si può imparare un linguaggio comune, propedeutico, educativo… per questo facciamo venire delle squadre da fuori a giocare con i ragazzi. E’ importante che i ragazzi si confrontino con altre persone. Quello che manca sono le risorse”.

“Finché ci saranno interlocutori la Uisp lavorerà nelle carceri - conclude Filippo Fossati - Lo sport è una componente troppo importante nello sviluppo umano per essere messa da parte. Purtroppo tutto si affida alla sensibilità da parte di chi gestisce il carcere… dipende dalle persone che ci sono… Non c’è una chiarezza per quello che riguarda i diritti delle persone, è facile che si passi dal diritto all’arbitrio, secondo relazioni che si basino sulle gerarchie e le “amicizie” al di là della legge. Una complicazione che si fa più forte in anni come questi dove c’è un umore che spinge a rafforzare i vincoli. Bisogna riprendere l’abitudine a ricostruire reti sociali, per quello che avviene nel carcere e per quello che avverrà dopo, fuori. Se è possibile sviluppare un senso della partecipazione all’interno del carcere da qui si può innescare un cambio culturale nella società stessa”.

I Mondiali Antirazzisti decidono ogni anno di disputare alcune partite all’interno dell’istituto di pena minorile del Pratello, dove lavora la Uisp Bologna, e quest’anno non ha fatto eccezione: giovedì si sono disputate infatti quattro partitelle tra i ragazzi del Pratello e la squadra “Albania” (per gli amanti della cronaca, l’Albania ha vinto tre partite, il Pratello una), che ha depositato uno striscione che rimarrà esposto al Pratello per tutta la durata della manifestazion e, venerdì sarà la volta degli spagnoli del Cépa a recarsi in istituto, e venerdì e sabato alcuni ragazzi in permesso premio potranno recarsi al direttamente alla festa.

Alla fine del dibattito abbiamo ascoltato di nuovo Alfredo Ragaini e Francesco Costanzini, per approfondire alcuni argomenti.

Ragaini ci ha parlato del rapporto tra Pratello e Mondiali Antirazzisti …
“Da quando i Mondiali Antirazzisti sono Casalecchio abbiamo voluto costruire un rapporto, in virtù della collaborazione che abbiamo con l’Uisp ma soprattutto perché condividiamo con essi gli stessi valori, la stessa necessità di valorizzare le differenze. Su questo il carcere è una scuola di convivenza quotidiana. Con i mondiali c’è ormai una collaborazione costante, fatta di partite in carcere e della possibilità per alcuni ragazzi di uscire in permesso premio per giocare una partita ai mondiali. I ragazzi capiscono lo spirito dei mondiali e lo condividono, per loro è una grande esperienza”.