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Iscrizioni aperte per pallavolo e basket

Il torneo di basket si svolgerà sabato 8 luglio (10,00-20,00) Si invitano le squadre ad avere una muta unitaria (magliette dello stesso colore). L’iscrizione al torneo può essere effettuata compilando in ogni sua parte More »

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Iscrizione torneo di calcio

Sono aperte le iscrizioni al torneo di calcetto dei Mondiali Antirazzisti 2017! Per favore, perdeteci un po’ di tempo e compilatelo TUTTO, risparmierete a noi tempo e lavoro per rintracciarvi e chiedere More »

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Nuovo Poster!!!

Questo è il nuovo poster dei Mondiali 2017! Ringraziamo Matteo per questo bel lavoro. Donne protagoniste, antirazzismo, tanto divertimento, sport e musica! Le iscrizioni si apriranno il 15 APRILE, continuate a seguirci More »

Giornata Mondiale dei Rifugiati

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La fuga come unico strumento di sopravvivenza. Per molti fuggire diventa l’unico modo per pensare ad un futuro da donne e uomini liberi e in molti casi vivi. La fuga non per svago, ma per rimanere persone, con la propria dignità e cultura.

I motivi che spingono alcune persone a lasciare tutto e scappare sono le più differenti: guerre, carestie, violenze, catastrofi naturali. Un futuro spezzato a volte in maniera repentina e terrificante.

Quelli che ce la fanno, che superano le onde del mare o frontiere sempre più inaccessibili si ritrovano in una condizione di limbo, con una identità nuova che non deriva da ciò che erano e che avevano costruito. Spesso nei paesi di “accoglienza” non viene riconosciuto nient’altro che il nome e a volte neanche quello perché nei documenti si storpiano i vocaboli. Professionalità, titoli di studio, capacità vengono cancellate da imperfette leggi internazionali che non vanno al di là del foglio di carta.

E comincia un altro viaggio, ancora più terribile che è quello della riaffermazione di se stessi e della propria dignità di persone. Spesso la dignità si disperde nei rivoli della mancata e reale accoglienza: strutture fatiscenti, mesi in attesa di essere sentiti da commissioni per ottenere un riconoscimento, impossibilità di lavorare e a volte perfino di praticare sport o frequentare attività sociali.

Il 20 giugno si celebrerà la giornata Mondiale del Rifugiato e noi vorremmo che si parlasse in maniera forte di come fare accoglienza, di regole internazionali che permettano l’accesso, che mettano in comunicazione e che diano un futuro nuovo a persone che hanno perso tutto. Vorremmo che ci fossero dibattiti su come migliorare le strutture, su come dare accesso allo studio, allo sport, alla cultura. Su come costruire una società accogliente, colorata, multiculturale.

In molte città in questi giorni si stanno celebrando i valori che sottendono al diritto della migrazione. Perché scegliere di vivere in un altro paese per le ragioni più svariate deve essere un diritto per tutti.

Tra le tante iniziative oggi vogliamo ricordare quella che organizzano Liberi Nantes e Unhcr a Roma. Una partita di calcio, un’amichevole che vuole accendere i riflettori su una delle tante tematiche di cui parlare oggi, quella che a noi dei Mondiali sta particolarmente a cuore: il diritto allo sport, come strumento di socializzazione, di divertimento e di conoscenza reciproca. Un primo passo che poi ne porta altri: inclusione sociale, educazione, accettazione delle diversità come arricchimento.

Oggi e tutti i giorni vorremmo che la parola rifugiato non fosse associata alle parole “crisi, problema”, ma a quelle dell’accoglienza e dignità.

Buone attività e buona giornata del rifugiato a tutte e tutti, perché ognuno di noi qualche volta ha avuto necessità di un luogo sicuro in cui stare, di braccia in cui riposarsi e di sorrisi incui rivedere un futuro migliore.

#refugeeswelcome

Noi ci prepariamo e voi?

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Noi siamo al lavoro ormai ogni giorno per preparare i Mondiali 2017? E voi? Come vi state allenando? State preparando delle maglie speciali? O dei materiali da portare nella Piazza Antirazzista o da regalare alle altre squadre?
Perché non ce lo raccontate usando sempre #mondialiantirazzisti sui diversi social? Pubblicheremo le foto più belle su Fb e sul sito.

Le band dei Mondiali

Finalmente la line up delle band musicali che suoneranno quest’anno ai Mondiali.

Presto altre news, djset e sorprese!

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Dai Mondiali ai DiMondi

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Venerdì 5 maggio Vag61 (via paolo Fabbri 110), ospiterà la prima presentazione pubblica ufficiale del Torneo DiMondi … Ma che torneo è? E perché a noi dei Mondiali sta così a cuore?

Innanzitutto, perché è il più piccolo dei nostri “figli”, è al suo secondo anno di vita e già scalcia per diventare grande. E poi perché raccoglie appieno lo spirito del nostro evento, rivendendo regole e classifiche con lo scopo di far giocare tutti.

Ma cerchiamo di capirne di più.

È autorganizzato e itinerante, quest’anno ci saranno 16 squadre divise in due gironi e si disputa in otto giornate nei parchi, giardini e centri sportivi di Bologna e dintorni.

È un progetto nato con l’intento di creare socialità e relazioni, andando a scardinare le barriere sociali che limitano le appartenenze. I partecipanti provengono da categorie sociali ed esperienze di vita profondamente diverse, che raramente hanno occasioni d’incontro e condivisione; grazie alla passione per lo sport popolare, vera lingua comune, alla base c’è la voglia di conoscersi, divertirsi e tessere reti comunicative.

Il messaggio è chiaro: lo sport è antirazzista, antifascista, antisessista e contro le discriminazioni di ogni genere.

Il torneo applica un modo di fare calcio inclusivo ed eterogeneo: le differenti competenze sportive non contano rispetto all’esperienza globale condivisa.

Con l’intento di ridimensionare la tensione agonistica verso la vittoria, non solo le partite sono auto arbitrate, ma alla classifica “tradizionale” legata ai risultati sul campo, viene affiancata una nuova classifica, ribattezzata “presabbene”. Questa diversa classifica ha dei punteggi legati alla modalità di stare in campo di ciascuna squadra, al rispetto delle regole condivise e dell’avversario e in generale alla modalità di partecipazione alla giornata.

Grazie alla “presabbene” e alla frequenza mensile degli incontri si riesce a creare un contesto di gioco solidale e inclusivo: la tensione agonistica cala e aumenta la capacità di conoscersi e riconoscersi dentro e fuori dal campo.

Altro elemento interessante è che ogni giornata viene organizzata da una delle squadre partecipanti, seguendo le sue modalità e i suoi interessi sociali culturali e politici. Ciò significa trovare lo spazio per le partite, eventualmente creare i campi da gioco e organizzare il terzo tempo. Il Terzo tempo, che si svolge alla fine delle partite, è il momento di condivisione e conoscenza per eccellenza. Si mangia e si beve insieme, si discute, si chiacchera, si scherza.

Le squadre iscritte al torneo sono tutte conoscenze dei Mondiali:

Il Grinta, Progetto Ultrà, Diavoli Rossi, Atlantide, Hic Sunt Leones, Kick the Rich, Lungoreno Fc, Sim Xm24, Zac-Republic, Brigata della Pace, Bugs Bologna, Calcetto Misto, Leib, Partizan Bolognina, Csapsa, Senzatomica.

Volete sapere che vuol dire “DiMondi”? Guardatevi il video!

 

 

Muntari, il punto di non ritorno.

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Purtroppo non c’è più di che stupirsi, ma è proprio questo che mi spaventa. Non possiamo “abituarci” al razzismo e tutti – i media in primis le istituzioni calcistiche e sportive in generale – dovrebbero essere severi e netti su quello che è successo a Muntari.

Tutti dovrebbero fare meglio e di più la propria parte, società civile inclusa. Ma c’è sempre un limite che viene superato, a volte lentamente, a volte a scatti. Quello sul campo di calcio del Cagliari è uno di quegli scatti. Uno di quelli che dovrebbe provocare un altro scatto, quello dell’opinione pubblica a cominciare dagli amanti del calcio. L’asticella della tolleranza sale e prende il sopravvento l’abitudine verso cose che in tempi diversi avrebbero provocato un sussulto e come minimo portato a fare un sit-in di solidarietà nei confronti di Muntari. E invece siamo qui a commentare l’ennesimo episodio di razzismo e quel che è peggio la sua tolleranza e infine il colmo dei colmi: la punizione per chi non riesce più a sopportare in silenzio l’umiliazione costante e reiterata.

Muntari ha la colpa di essere una persona che pur abituata per il colore della sua pelle a soffrire del razzismo espresso più o meno in modo esplicito, semplicemente questa volta non ce l’ha fatta a ingoiare tutto e continuare a giocare. Ha la colpa di non avere trovato dentro di sé per l’ennesima volta la forza di fare finta di niente. Le sue parole dopo la partita ai microfoni di una TV, sono state un fendente per tutti noi. Ha parlato del bambino che aveva notato proprio in mezzo all’area da cui provenivano i cori razzisti. Ha raccontato di come gli sia venuto istintivo fare qualcosa che potesse essere utile, di esempio, per rompere il quadro di una “normalità” di quei cori regalando la sua maglia ai genitori.

Per questo suo comportamento la giustizia del calcio lo ha condannato. Inutile trovare spiegazioni “sportive” alla cosa. Questa decisione è stata presa anche dopo aver conosciuto tutte le caratteristiche dell’accaduto. Senza scusanti perciò per chi avrebbe potuto addurre di non aver potuto sapere come si fossero svolti realmente i fatti. Il timore che anche questa occasione venisse persa da parte del calcio italiano per imprimere una svolta limpida e chiara contro ogni forma di razzismo si è dimostrato giustificato e se possibile ancora più triste. Come è triste la realtà di questa Italia divisa come sempre tra cittadini solidali e responsabili che si fanno carico della cura di chi ha bisogno di aiuto e chi invece rappresenta la parte dell’egoismo e della cattiveria gratuita.

Perciò se Muntari è un esempio per l’alto Commissario Onu, qui il giudice sportivo lo espelle e gli viene comminato un turno di stop nel campionato. Un paradosso per eccellenza. Del resto è qualcosa in perfetta armonia con il clima di un paese che vede da un lato chi accusa ignobilmente le ONG di fare i soldi con i trafficanti e dall’altra chi opera ogni giorno per sopperire al senso di umanità che abbiamo perso. Sentinelle dell’umanità perduta verso le quali dovremmo dimostrare tutta la nostra gratitudine perché salvano vite umane, e pure la nostra faccia di fronte a chi oggi cerca disperato una salvezza.

Lidia Menapace donna partigiana ebbe a dire una volta che se aveva imparato qualcosa dall’esperienza della lotta con la resistenza al nazifascismo era che quando si assiste a un episodio che suscita la nostra indignazione, che troviamo civilmente intollerabile, bisogna reagire subito, non aspettare che scappi di mano e diventi irreversibile. Ecco, qual è quel punto, quell’episodio che segna il punto di non ritorno? Per me e tanti antirazzisti è già segnato da tempo ma ieri in campo e con la decisione della punizione per Muntari si è superato l’insuperabile. Dovrebbe discenderne una conseguente reazione all’altezza della situazione. Senza se e senza ma.

Adesso. L’Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani ha detto che Muntari “è motivo di ispirazione per tutti noi che ci occupiamo di diritti umani e che il problema del razzismo richiede maggiore attenzione da parte della FIFA e infine che il razzismo e qualsiasi espressione di intolleranza non possono trovare spazio nei grandi eventi sportivi”.

Da parte mia mi permetto di aggiungere che questo fenomeno si esprime in modo diffuso a tutti i livelli e ne sanno qualcosa i giocatori della squadra di rifugiati e richiedenti asilo Liberi Nantes che nel loro campionato di Terza categoria e che abitualmente fanno i conti con manifestazioni di razzismo nei loro confronti fuori e dentro il campo di gioco. Perciò ci aspettiamo parole e provvedimenti chiari da parte di chi ha il potere di prendere decisioni a livello delle istituzioni calcistiche.

(Raffaella Chiodo Karpinksy, chairwoman rete FARE)

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