Macerata: una giornata di antirazzismo

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I Mondiali vivono negli occhi e nei cuori di tutti quelli che li sentono nel profondo.
C’eravamo anche noi a Macerata, negli occhi e nei cuori di molti che con le loro squadre non solo a luglio si dilettano a tirare 4 calci ad un pallone, che fanno dell’antifascismo e dell’antirazzismo militante un fatto quotidiano.
Grazie a Francesco Mazzanti (Hic Sunt Leones Football Antirazzista) per questo bel racconto che in piccoli flash ci racconta una giornata e per le sue foto (abum completo).

“Ritornato ai giardini Diaz dopo la manifestazione è stato davvero assurdo leggere i titoli dei giornali italiani. Tutti avevano l’impressione di aver assistito a una grande manifestazione, a un bellissimo gesto di solidarietà nei confronti delle vittime da parte di cittadini determinati a ribadire che il razzismo non può e non deve avere spazio tra le mura delle nostre città. Però si percepiva la preoccupazione che il messaggio non fosse riuscito a passare. Ora, per fortuna, molti giornalisti e attivisti hanno già raccontato la verità della manifestazione al di là delle strumentalizzazioni, spiegando benissimo l’importanza d’esserci stati. Annalisa Camilli su Internazionale, Leonardo Bianchi su Vice, l’Ambasciata dei diritti Marche e Wu Ming su Giap.

Io, seppur marchigiano, non tornavo a Macerata da anni e i giardini Diaz li avevo sempre visti con poche persone, quasi deserti. Ora al nostro arrivo (da Bologna, con il pullman organizzato dal Tpo) il piazzale è pieno di striscioni e bandiere. Sono quasi le 14,30 ma si capisce che si dovrà aspettare un po’ prima di partire: è l’occasione per guardarsi intorno e vedere le bandiere dei circoli Anpi “ribelli”, gli studenti di Macerata, i centri sociali di Napoli, le Brigate di solidarietà attiva. Uno striscione dice che “l’unica risposta è il meticciato”. Dal basso del piazzale, guardando verso la terrazza ci sono teste di partecipanti, curiosi e media che fotografano la marea umana che pian piano cresce sempre di più.

Alle 15,30 finalmente si paWeb-9rte e si comincia il giro delle mura da Porta Montana. Il centro storico di Macerata è blindato e non è possibile accedervi: ogni piccolo ingresso è presidiato da forze dell’ordine. Così ci ricordiamo della tensione che si respira in città quando il rumore di un elicottero della polizia copre i nostri discorsi. Scuole chiuse e trasporto pubblico interrotto dalle 13,30 per ordinanza comunale, molti commercianti hanno addirittura chiuso i negozi. Una città di provincia, “marginale” rispetto alle narrazioni e alle vicende politiche nazionali che, di colpo, si ritrova al centro. Sotto gli occhi di tutti. E questa è stata la reazione. Il corteo invece è in festa, io mi muovo ai lati andando su e giù per vedere altri spezzoni e per fare fotografie. Su viale Trieste è possibile mangiare pizza e kebab, le uniche due attività aperte incontrate nel nostro percorso. C’è una fila incredibile.

Proprio di fronte allo Sferisterio ci giriamo a salutare e ad applaudire un balcone pieno di persone dove è esposto uno striscione che recita “No to racism”, ci sono anche dei cuori rossi gonfiabili stile San Valentino. Ci fotografiamo a vicenda e mi viene in mente la frase che sta scritta sullo striscione che con determinazione portano avanti i ragazzi della Polisportiva Autside di Rimini: “per trasformare la paura in coraggio”. E ce n’è davvero bisogno.
Superato lo Sferisterio proseguiamo su viale Leopardi, l’ultimo rettilineo prima di chiudere il cerchio e di tornare ai giardini Diaz. Si inizia a sentire il freddo e le colline intorno alla città sono avvolte da una fitta nebbia. Dietro di me il collettivo Nonunadimeno intona cori goliardici e provocatori.
L’arrivo è a Piazza Garibaldi, e lì incontro Adam, un amico della Costa d’Avorio conosciuto ad Ancona durante la prima esperienza di Casa de nialtri. Adam era uno degli occupanti e adesso è riuscito a trovare un lavoro con il Gus (Gruppo Umana Solidarietà) di Ancona. Oltre a ringraziarmi più volte come se fosse merito mio abbiamo parlato della manifestazione, del razzismo e di come combatterlo. “Vedi – ha detto prima di salutarmi – quelli come Traini non sono mai usciti dal loro quartiere e hanno fatto vincere la paura. Anche in Costa d’Avorio c’è razzismo verso i bianchi ma, in fondo, siamo tutti sulla stessa barca”. “