Mondiali in Riace: it was the wind…

Descrivere cosa è successo in questi giorni a Riace “Non è possibile!”. Le parole rimbalzano sulla pagina vuota, perché ognuna è troppo piccola o banale per fare esplodere le mille emozioni che ci hanno travolto in questi giorni. Sono giorni che rivediamo video e foto, sistemiamo tutto per cercare di restituirvelo in maniera ordinata, ma non ci riusciamo. Perché questi Mondiali Antirazzisti si sono declinati all’interno di un caleidoscopio colorato, come lo giri trovi qualcosa di diverso.

Provando a sintetizzare ci accorgiamo che questi Mondiali li puoi raccontare partendo da mille strade diverse, ognuna di esse porta con sé un significato che rimanda a storie personali e collettive completamente distanti fra loro, ognuna esprime un senso in sé, ma quando si va a comporre con le altre ne vengono fuori valori e significati differenti… Ecco il caleidoscopio che giriamo e a ogni nuova immagine spalanchiamo gli occhi meravigliati. Potremmo partire con le squadre e persone nuove che abbiamo incontrato, tante squadre dal sud: Cosenza, Catanzaro, Napoli, Palermo, Villa San Giovanni, Riace, Lamezia Terme, Caserta, Palagiano, Camini, Matera, Brindisi, Squillace… Sprar, associazioni giovanili, Comitati UISP locali, associazioni antirazziste, squadre di calcio popolare. Storie che raccontano di resistenze contro la criminalità locale, che portano alla ribalta i ragazzi dei quartieri più popolari ed emarginati delle grandi città, storie di accoglienza di gente che viene dal mare, ma anche di chi torna nella sua terra per ricostruire. Vorremmo citarvi tutti uno ad uno, ma permetteteci un abbraccio per tutti agli amici e amiche della UISP Catanzaro.

Potremmo iniziare il racconto da Bologna, dai 3 pullman organizzati grazie all’impegno delle cooperative, dei centri di accoglienza, dei ragazzi di Làbas e Hic Sunt Leones, che caparbiamente sono voluti venire fino a Riace. 160 persone che hanno scelto di fare questo lungo viaggio per sostenere Mimmo Lucano e la sua idea di accoglienza, per parlare con la neonata Fondazione e incontrare i riacesi che ancora ci credono.  E che hanno vissuto una esperienza doppia, perché hanno dormito nelle case e nei centri di accoglienza dei migranti, quelle case che vorremmo fossero di nuovo abitate da migranti e da turisti.

Potremmo anche cominciare parlando del bellissimo ritorno ai Mondiali di Mediterraneo Antirazzista, un cerchio che si chiude e si abbraccia, ma che a sua volta non finisce e produce nuove idee e nuove scommesse. Grazie a Mediterraneo on the Road ci ha portato una squadra da Scampia e 20 piccoli bambini di Spaccanapoli, per la prima volta fuori dal quartiere. Un cerchio che racchiude anche Mediterranea Saving Human che con la Mar Jonio e la Alex continuano a salvare vite, strappandole dai centri di detenzione della Libia, riaccendo la speranza di una vita migliore a partire da un’accoglienza fatta dal sorriso dei volontari e dalla caparbietà delle capitane e capitani, non solo di Mediterranea, ma di tutte le ONG che per mare e per terra aiutano chi scappa.

Ma potremmo anche tranquillamente iniziare a ringraziare le squadre che hanno affrontato il viaggio più lungo di tutti: da Marsiglia, Innsbruck, Vienna, Lipsia, Londra. Hanno guardato sulla mappa e hanno visto che era davvero lontana e si saranno chiesti quanto pazzi eravamo a chiedergli una cosa del genere e perché! Ma poi hanno letto e hanno capito che era una scommessa troppo importante per mancare e sono stati al nostro fianco.

Sicuramente potremmo cominciare a raccontare i Mondiali a partire da Mimmo Lucano, dalle sue parole emozionate e appassionate nell’incontro con il popolo dei Mondiali, dal suo esilio a Caulonia Marina: “Mi sono trovato nelle condizioni di poter costruire questa piccola comunità globale con i servizi, anche dal punto di vista di riqualificazione urbana. Essere insieme, essere comunità partecipare ai processi sociali, significa sviluppare una comunità che tiene lontano quelle che sono le forme più pericoloso di condizionamento delle nostre realtà e che sono le famiglie di mafia. Io il sindaco l’ho fatto come militante. Riace è stato un laboratorio culturale e politico in questi anni, dove i rifugiati hanno avuto un ruolo da cittadini, da cittadini non passivi. Accoglienza diffusa ha significato l’utilizzo della case dei nostri emigranti, ogni rifugiato ha avuto la sua casa, avendo la possibilità di interagire con la comunità locale. È stata una indicazione di come dovrebbe essere il rapporto umano con le persone, normale e rispettoso di un’idea che tutti abbiamo percepito, cioè che insieme è possibile.

Insieme si collegano queste ansie di riscatto sociale, di riscatto del nostro territorio e del loro riscatto, di gente che è in fuga dalle guerre e che ha come ultima alternativa quella di intraprendere questi viaggi della speranza, che in realtà sono della disperazione.  Vengono per nostre responsabilità e come se noi li avessimo obbligati. Riace ha rappresentato una idea politica, perché non è stata solo un fatto di pietà o di buonismo, ma anche un fatto di giustizia, l’accoglienza è stata la rivolta degli oppressi.”

Se volessimo cominciare dall’inizio allora il racconto dovrebbe partire da Riace, da questo paese meraviglioso arroccato su una collina. Vederlo così vuoto nei giorni precedenti ai Mondiali è un colpo al cuore per chi ha sentito le risate, la musica, le chiacchiere provenire dai diversi vicoli. Il calabrese che si ingentiliva con il francese, o che cambiava di accento con l’arabo e nelle sue mille declinazioni a seconda della provenienza. Una Riace che ha voglia di rinascita e lo senti nelle parole e nei volti di chi ha voluto fortemente costituire una Fondazione che guarda al futuro di Riace: E’ stato il vento. Una Riace che si emoziona sui campi di calcio con i ragazzi che hanno giocato nella Riace FC e in quelli che si sono andati mescolando nelle altre squadre. Una Riace che si rispecchia nelle famiglie che fanno il tifo per i propri ragazzi e per una nuova speranza di rinascita. Su tutti vogliamo salutare e abbracciare chi in questi giorni ci ha aiutato e supportato riacesi doc e d’adozione: Gianfranco, Chiara, Alex, Barbara e Valentina e poi ancora Antonio, Alessio, Annamaria, Ernesto, Cosimo.

Potremmo anche iniziare questo ultimo racconto come sempre, dai vincitori delle coppe, che quest’anno sono state particolarmente apprezzate: delle statuine di legno fatte all’interno dei laboratori di Riace, che al momento sono chiusi, ma che speriamo presto possano riaprire. La squadra del San Giovanni Apostolo di Palermo vince il torneo di calcio ai rigori. Nel volley vincono tutte le squadre partecipanti, che nonostante il caldo si sono alternate sul campo, dividendosi anche nel torneo di calcio. Eurocoop Camini, paesi vicino a Riace, ottiene la Coppa Accoglienza, per il grande lavoro svolto in questi anni di ospitalità nei confronti degli emarginati e di chi aveva bisogno di una casa. La Coppa Fair Play va alla squadra Loko-motiv Innsbruck per il modo festoso in cui hanno partecipato ogni giorno al torneo. La Coppa Kilometri per i 2.000 km percorsi in pulmino va al Roter Stern Leipzig. Una Coppa Speciale per aver portato il maggior numero di bambini va a LazioNet di Roma, mentre quella per aver coinvolto il maggior numero di persone alle cooperative sociali di Bologna, che hanno organizzato ben tre pullman per portare tutti. Non poteva mancare una Coppa Salvataggi che ovviamente va a Mediterranea. Maglie dei Mondiali e notes per la squadra dei giovani della Riace FC, che sia un messaggio di speranza per il futuro, perché loro siano in grado di ripartire.   P

erò ripensandoci, potremmo anche  cominciare dalla fine, da quel tuffo liberatorio in mare dove è stata consegnata la coppa più importante la Coppa dei Mondiali Antirazzisti, che quest’anno la vincono tutti quelli che sono arrivati fin qui, che hanno creduto in questa scommessa folle. Ed è stato un bagno fatto di schizzi, di risate, di abbracci e di lacrime, di occhi neri che finalmente riacquistano un rapporto con l’acqua che è di gioia e libertà. Quell’acqua dai colori meravigliosi che ricorda i tanti morti, ma anche i salvati e quelli arrivati proprio su queste sponde anni fa, “è stato il vento” che li ha portati.

Ed è stato ancora il vento che ci porterà in nuovi porti e nuove sedi per ribadire il valore dell’antirazzismo e dell’inclusione sociale, anche attraverso lo sport.